Volto di bimbo allo specchio

IMMAGINI ALLO SPECCHIO

“Lo specchio riflette esattamente ciò che vede: non sbaglia perché non pensa” Paulo Coelho

C’è Shiatsu là dove c’è un Uke ed un Tori.

Ordinariamente traduciamo Uke in “colui che riceve”.

Ricevente è però un termine che può risultare fuorviante e quanto mai riduttivo, limitante e sminuente il ruolo di Uke.

Non credo esista un termine in italiano che ben esprima il significato di Uke, come nella nostra lingua esistono parole che contengono sfumature, rotondità e complessità difficilmente trasferibili in un altro linguaggio.

Forse dovremmo fare lo sforzo di superare la più elementare lettura del termine Ricevente come di colui che, etimologicamente parlando, va a “re-capere” cioè che prende ed afferra qualcosa che arriva dall’esterno, per intenderlo piuttosto come colui che ammette alla sua presenza, che fa entrare nella sua Casa ed accoglie quindi Tori.

Uke ha cioè un ruolo attivo in quanto non solo riceve Tori nella sua più segreta e riservata Casa, mettendo a disposizione la sua persona, intesa non solo come corpo, ma anche come anima ed emozioni che dà sostanza e dà origine a Tori stesso.

Come non può esistere lo Yang senza lo Yin, così in questo moto perpetuo e ciclico, Uke alimenta Tori, Tori alimenta Uke.

Senza volermi addentrare nella Cosmologia Cinese o più banalmente scadere nella domanda nostrana “se venga prima l’uovo oppure la gallina”, i due, Uke e Tori sono insieme, l’uno sostiene l’altro.

Probabilmente è più naturale, leggere o trovare scritti su Uke o vedere filmati che descrivono i benefici connessi alla pratica dello Shiatsu, sempre con l’angolazione/visione di Uke.

Credo ciò sia normale, perché il fine è quello di portare fuori lo Shiatsu, farlo conoscere agli altri quindi diventa fisiologico parlare di Uke ma credo anche che, con questa modalità, rimanga offuscato l’universo Tori e il sentire di Tori.

Se è vero quanto detto in premessa, parlando di Uke, necessariamente il suo opposto e complementare Tori, non può essere semplicemente tradotto come “colui che tratta”.

Lo Shiatsu verrebbe svilito ad un meccanico punteruolo che punto dopo punto avanza lungo i Meridiani.

Tori è lì, silenziosamente riceve il suo Uke.

A volte forse per ritrosia, non vengono neppure detti quelli che secondo Uke sono le sue necessità, i punti che avverte come bisognosi e che vorrebbero venissero principalmente trattati.

Semplicemente ci sia affida a Tori, con la speranza che sappia riconoscere e tradurre i propri desiderata.

Apparenze, voce, posture, atteggiamenti vengono percepiti, Tori in questo primario momento cerca di avere un primo input, poi il contatto, quel momento unico in cui Tori ed Uke si incontrano, due respiri si allineano, il ritmo del cuore tende a livellarsi.

Caldo, freddo, duro, molle, tentativi di trasparenze che a volte però non riescono a dissipare la coltre e nulla filtra in Uke.

Cosa trattare, quale Meridiano privilegiare, cosa fare?

Tante mappe, tanti punti, tante tecniche e strumenti a disposizione.

Per Tori l’ascolto si sposta in sé stesso, se in lui è cambiato, c’è stato quel minimo segnale che suona come un richiamo, non c’è spazio né tempo per pensare.

In quest’unico che si è originato nel contatto di Tori ed Uke, l’attenzione e l’ascolto torna in Tori, al percepito dentro di sé.

Uke diventa così specchio di Tori.

Spesso accade anche che Tori si riconosca in quell’Uke.

Il bisogno di Uke è in realtà quello di Tori.

Il lavoro sul proprio Uke finisce con il diventare un lavoro su sé stessi.

Il contatto portato, la pressione fatta, sarà realmente Tori a portare il peso oppure piuttosto è Uke a sostenere Tori?

Chi è che tratta, chi è che riceve?

Il lavoro termina con un “grazie” al mio Uke, per quanto mi ha dato, per quanto ha permesso di esprimere di me, per avermi ascoltata e permesso l’ascolto.

 

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