Benessere in Ufficio

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita!

Ma sarà vero che il fare della propria passione il proprio lavoro sia garanzia di benessere?

Probabilmente dal punto di vista emotivo, ma quando per svolgere un’attività si assumono posture non corrette o costrette nel tempo, senza prestare una particolare attenzione alle “best practice” che il legislatore ha previsto come obbligatorie per la prevenzione e la tutela della salute fisica e mentale, in ogni ambiente di lavoro, dolori alla schiena, alla cervicale, mal di testa, tensioni ed una generale condizione di malessere è inevitabile.

La persona non è solo corpo, è anche “mente”, un fastidio fisico inevitabilmente ha ripercussioni sul piano emotivo della persona.

Giovenale (Satire, X, 356), usava la locuzione “mens sana in corpore sano”, ma un po’ come nelle domande senza risposta, come quella che chiede se venga prima l’uovo oppure la gallina, una condizione mentale di disagio inevitabilmente finisce con avere delle conseguenze sul piano fisico, così una particolare condizione fisica influenza gli aspetti psico-emotivi.

Corpo ed anima sono un’unica cosa, in cui la condizione dell’uno come due vasi comunicanti riversa inevitabilmente sull’altro.

La stessa medicina, con la Psiconeuroendocrinologia (PNEI), sempre più guarda al corpo insieme alla mente, mettendo in relazione comportamento, risposta neuroendocrina agli stimoli dell’ambiente esterno o provenienti dallo stesso organismo e attivazione del sistema immunitario.

E’ lapalissiano che condizioni di stress si ripercuotano a livello muscolare, un rumore improvviso fa sobbalzare e contrarre il corpo; ad un’azione corrisponde una necessaria e momentanea reazione, ma quando la condizione viene somatizzata e sviluppata nel tempo inevitabili diventano le conseguenze.

Malessere al lavoro ha conseguenze in termini di produttività, con incremento dei fenomeni di assenteismo, resistenza al cambiamento, bassa produttività, conflittualità ma anche minore “retention” dei collaboratori sia con i clienti esterni sia con quelli interni.

Lo stato di disagio psicofisico acquisito viene quindi esportato oltre l'orario di lavoro, finendo con l'essere riversato nei rapporti familiari e sociali. 

Stabilito il nesso tra corpo e mente, pratiche come lo Shiatsu, che agiscono per ristabilire un corretto equilibrio psicofisico della persona favorendo le condizioni per il recupero di un naturale benessere, risvegliando e armonizzando le funzioni e le risorse vitali profonde dei soggetti coinvolti, diventano la chiave di volta indispensabile per scaricare il peso retto, ovviamente non dall'arco, ma dal lavoratore, persona, membro della società e della famiglia.

Se è difficile pensare ad un trattamento completo sul tradizionale futon all’interno di un ufficio o di un' azienda, l’utilizzo della c.d. "sedia per trattamento" per un tempo di circa 25 minuti può diventare una validissima pratica di riequilibrio.

Considerato che lo Shiatsu si fa vestiti, anche il luogo di lavoro può diventare un'area di comfort e benessere dove alleviare le tensioni accumulatesi sulle spalle, sulle braccia, sulle mani, sul collo e sulla schiena e ritrovare una migliore condizione.

Una diversa e costruttiva "pausa Shiatsu"!

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